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DIGITALMANTRA - Blog - Crescita personale - Come non farsi paralizzare nel lavoro e nella vita dalle proprie paure - Anteprima

Come non farsi paralizzare nel lavoro e nella vita dalle proprie paure.

La paura fa 90, ma anche 100

Un articolo sulla paura?

Perché mai dovrebbe interessarmi?
Cosa ne potrei mai trarre di utile e importante, ma soprattutto, cosa ci guadagno?

Molto semplice, il vantaggio è…

10
min

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Beh, se ve lo dicessimo ora, in effetti, rischieremmo di sollevare domande anziché fornire risposte. Crediamo sia arrivato il momento di affrontare un argomento temuto, un argomento che, almeno in apparenza, tendiamo ad allontanare, dal quale tendiamo a fuggire. È arrivato il momento di iniziare ad esplorare insieme il mondo della paura.

Prima di cominciare, però, ci teniamo a fare un’ultima precisazione, lo scopo di questo articolo è quello di fornirti suggerimenti pratici per la vita di tutti i giorni, suggerimenti volti ad impedire che questa emozione influenzi eccessivamente la tua attività. Di sicuro, la tematica trattata e il mondo ad essa sottesa, non si esauriranno al termine di questo articolo.

indice

  • 1. Il contesto

  • 2. L’anatomia della paura

  • 3. La scienza in pratica

  • 4. Oltre la paura

  • Cosa troverai in questo articolo

    Una serie di suggerimenti pratici, spunti, riflessioni, per cambiare il tuo punto di vista su un’emozione temuta.

  • Cosa non troverai in questo articolo

    Un aiuto psicologico per supportarti, passo dopo passo, nel superamento delle tue paure.

Tutte le doverose e necessarie premesse sono state fatte, ora ci resta solo una cosa da fare: iniziare il nostro viaggio.

1. Il contesto

“Tanto tempo fa,

in una galassia lontana lontana…”

Gli esseri umani del ventunesimo secolo vivevano in un mondo libero da pericoli, dove i progressi della scienza avevano reso “prevedibile” ogni scenario, un mondo nel quale, almeno apparentemente, ogni aspetto della vita poteva definirsi “sotto controllo”.

Poi, arrivò un mese qualunque, di un anno qualunque, destinato a cambiare per sempre la storia dell’umanità. Come un fulmine a ciel sereno, ci siamo scoperti vulnerabili, siamo stati messi di fronte ad uno scenario che non avevamo previsto.

Noi, esseri umani, razza superiore e priva di limiti, ci siamo ritrovati a dover fare i conti con l’imponderabile, a dove affrontare la nostra solitudine e, di conseguenza, le nostre paure più profonde.
Sì, questo è un passaggio che spesso tendiamo a sottovalutare; negli ultimi due anni abbiamo subito una vera e propria sovraesposizione alla paura.

Non è nostra intenzione, in questo momento, analizzare il ruolo dell’informazione, dei media, dei social network, attribuendo loro meriti o colpe. Quello che interessa noi, oggi, è capire quale lezione portarci a casa, quali strumenti aggiungere alla nostra cassetta degli attrezzi, così da poterli usare nella vita di tutti i giorni, ma anche nel nostro business e nella nostra attività.

Noi, animali sociali, abbiamo sviluppato la paura nei confronti del prossimo, abbiamo iniziato a vedere l’altro come una minaccia, un pericolo da allontanare. Questo, inevitabilmente, ha inciso e incide ogni giorno, dentro di noi. Non è un caso che gli ultimi dati rilasciati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), descrivano un aumento del 25% dei casi di depressione e di ansia, soprattutto tra giovani e donne.

Come se non bastasse, proprio quando abbiamo iniziato a vedere la luce in fondo al tunnel, si è manifestata, accanto a noi, un’altra minaccia tipica dei libri di storia del liceo: una nuova guerra.

E allora che si fa?

Quanto incidono pensieri densi di paura, preoccupazione, ansia, timore, sulla nostra vita di tutti i giorni, sulla nostra attività, sul nostro business e sulla nostra serenità?

Se dovessimo calcolare quale sia l’impatto economico della paura sulla nostra performance, a quanto ammonterebbe?

Forse è la prima volta che ci poniamo certe domande, di conseguenza, è anche la prima volta che ci troviamo a dover dare delle risposte.

Partendo dal presupposto che:

  • non possiamo con uno schiocco delle nostre dita, o con il roteare sinuoso di una bacchetta magica, mettere fine a tutto questo e tornare a come era prima

  • Non possiamo decidere quali emozioni provare – sì, esatto, le emozioni ci accadono, non le scegliamo

L’unica cosa da fare è imparare a con-vivere con le nostre paure, senza lasciare che queste ci paralizzino o ci influenzino oltre il necessario. Questo, allo scopo di ottenerne vantaggi misurabili non solo in termini strettamente economici, ma anche di tempo guadagnato.

Come? Scopriamolo insieme.

2. L’anatomia della paura

Potremmo costringervi a ripercorrere secoli di storia, raccontarvi come fossimo in un libro, quali siano state le maggiori scoperte nel mondo delle emozioni, le appassionate dispute, i duelli ospitati dalla scienza. Ma a quale scopo? Questo non è un saggio di neuroscienze, tanto meno un manuale di psicologia, e non ha l’aspirazione di diventare il testo di riferimento per giovani apprendisti esperti della mente.

Proprio per questo motivo, abbiamo deciso di strutturare questa seconda parte in un modo un po’ diverso dal solito, con buona pace degli appassionati di storia della scienza (noi siamo tra questi, condividiamo con i pochi seguaci della materia il disappunto).

Ecco l’idea, vi forniremo una sorta di vocabolario base, uno starter-pack, per potervi orientare nel tanto fantastico, quanto intricato, mondo delle emozioni.

Ovviamente, siete liberi di far sfoggio di questi concetti e delle spiegazioni che troverete con colleghe e colleghi, amiche e amici, soprattutto quado le discussioni iniziano a virare nella direzione delle pseudoscienze.

Iniziamo:

EMOZIONE : ecco, già iniziamo con una definizione difficilissima. Senza rifarci a Treccani o a famosi manuali da tre lettere, vi basti sapere che le emozioni sono processi limitati nel tempo (hanno quindi una durata limitata), durante le quali possiamo notare cambiamenti a livello fisico e psicologico. Potremmo dilungarci enormemente nella descrizione di cosa sia un’emozione, ma rischieremmo di complicare ulteriormente la questione senza che, in questa sede, ce ne sia la necessità. Al momento, tra gli esperti di scienza, la battaglia su COSA SIA un’emozione, è aperta, accesa e senza esclusione di colpi, stiamo a vedere cosa ci riserverà il futuro.

PAURA : è una delle emozioni “universali” insieme a rabbia, felicità, tristezza, sorpresa, disgusto e disprezzo. Ecco, già su questo punto potreste imbattervi in teorie alternative e punti di vista discordanti tra loro. Semplifichiamo la questione dicendo che, la paura, è un’emozione fondamentale per la vita.

Sentiamo l’eco dei vostri pensieri:

Ma come, la paura, fondamentale per la vita?”

Ebbene si, la paura è quell’emozione che proviamo di fronte ad una minaccia, indipendentemente dal fatto che questa sia fisica – mi trovo davanti una leonessa affamata pronta a divorarmi per colazione – o psicologica.

È possibile, e giustificato, che in questo momento ti stia chiedendo a cosa possa servirci la paura. Ottima riflessione, ti chiedo di non avere fretta, un passo alla volta arriveremo insieme alla soluzione di questo complesso enigma.

AMIGDALA : iniziamo ad entrare nella parte più tecnica. L’amigdala è una piccola mandorlina presente nel nostro cervello, contenente circa 12 milioni di neuroni. A voler essere precisi, essendo il nostro cervello diviso in due emisferi, quello destro e quello sinistro, abbiamo due piccole mandorline, quindi due amigdale, ma per comodità ne parleremo al singolare. Perché mai dovrebbe importarci? Fino ai primi dell’Ottocento, nessuno considerò l’amigdala, nessuno se la calcolò minimamente, né tantomeno gli attribuì una particolare funzione. Improvvisamente però, questa assunse un ruolo di primaria importanza. Venne identificata come il centro della paura, l’origine e la causa di una delle emozioni più temute. Senza entrare troppo in bio-discorsi, è importante uscire dalla logica che processi complessi come quelli delle emozioni, possano essere racchiusi in una singola regione cerebrale. L’amigdala ha sicuramente una funzione importante nell’apprendimento della paura, nella generazione della stessa, ma da qui a definirla l’unica regione responsabile del processo, c’è una grande differenza.

PAURE INNATE O EVOLUTE : se ti dicessi di chiudere gli occhi e di immaginarti davanti ad un enorme serpente o ragno, è molto probabile che la primissima reazione, sia proprio di paura. Molti scienziati, non tutti ad essere sinceri, ritengono che nonostante al giorno d’oggi questi animali non rappresentino minacce mortali nella maggior parte dei casi e sotto controllo, la paura nei loro confronti sia scritta nel nostro codice genetico. Parliamo quindi di paure innate. Questo perché i nostri antenati hanno dovuto combattere con questi animali, vedendo così la loro vita minacciata.

3. La scienza in pratica

Dopo queste premesse relative a termini e concetti, siamo in grado di orientarci, più o meno agevolmente, nei primi passi del labirinto delle emozioni. Ci manca solo una cosa da sapere per completare il nostro set base, una cosa talmente importante da meritarsi una sezione tutta per sé.

Prima di poter partire, infatti, è necessario rispondere ad un’ulteriore domanda:

“A cosa ci serve la paura?”

E subito dopo:

“Saperlo, come ci aiuta nel nostro lavoro?”

Domande lecite, domande profonde e molto mirate, alle quali cercheremo di rispondere a modo nostro, in maniera diretta e lineare, dritti al punto.

La paura ci serve ad evitare le minacce.

Se il nostro sistema corpo-mente non fosse dotato dell’asso nella manica della paura, probabilmente, la razza umana sarebbe già estinta da molto tempo!

La paura è quell’emozione che ci ha aiutato a sopravvivere, è quell’emozione che ci ha avvertito del pericolo imminente e ci ha permesso di fuggire.

Mai sentito parlare di reazione “attacco-fuga”? Ecco, questa è una reazione che, come è facile intuire dal nome, ci permette, davanti ad una minaccia, di fuggire o, in alternativa, di combattere, innescando ulteriori processi e reazioni.

Ad essere sinceri, la reazione di attacco, intesa come risposta alla minaccia, o fuga, intesa come allontanamento dalla stessa, non sono le uniche che, più o meno consapevolmente, mettiamo in atto.

Hai mai notato le reazioni di alcuni cani davanti ad un apparente pericolo?

Rimangono immobili, come se fossero stati improvvisamente congelati, come a mimetizzarsi ed evitare ciò che hanno percepito come una minaccia.

Il “freezing” è un’altra tipologia di reazione che manifestiamo, anche noi umani, in caso di paura.

In sintesi, siamo programmati per difenderci da qualcuno o qualcosa che rappresenti una minaccia nei nostri confronti, ci siamo evoluti per accorgerci il prima possibile della minaccia, evitarla e reagire, perpetuando così la nostra specie.

Lo avresti mai detto? Ammettilo, stai iniziando a cambiare idea sulla paura. Non è poi così male, in fondo.

Apparentemente sembra un programma perfetto, minaccia-paura-risoluzione, nulla può andare storto. Purtroppo, non è tutto così semplice; possiamo provare una forte paura anche quando NON siamo in presenza di una minaccia.

La paura, reale o immaginata, rischia di compromettere le nostre performance, di bloccarci, paralizzarci. Come accennato in apertura di articolo, veniamo da anni complessi, continuamente esposti al pericolo (giustificato) del contagio e della guerra, siamo stati letteralmente assediati da notizie di varia natura, numeri, diagnosi, tabelle, mappe, senza preoccuparci minimamente dell’effetto che queste avrebbero potuto avere su di noi, sul nostro vivere e, anche, sul nostro rendimento.

Quindi cosa possiamo fare, in concreto, per superare o, magari, iniziare ad approcciare le nostre paure e impedire che queste condizionino negativamente la nostra vita personale e professionale?

CONSIGLIO PRATICO :

affronta le tue paure, un passo alla volta

Facciamo qualche esempio pratico. Parlare in pubblico (se non hai ancora letto l’articolo dedicato ai webinar lo puoi recuperare qui) è una delle maggiori paure dell’essere umano. La minaccia di una potenziale perdita di dignità, in seguito ad una possibile brutta figura in pubblico, genera un grande carico di paura.

Chiunque, almeno una volta nella vita, si è sentito dire che, al fine di superare questo tipo di difficoltà, sarebbe stato sufficiente immaginarsi le persone in platea senza vestiti, magari in bagno.

Pensi sia uno scherzo?

Purtroppo, non è così. A scanso di equivoci, la risposta è NO! Strategia bocciata! Il suggerimento è quello di procedere un passo alla volta, step-by-step se siete amanti degli inglesismi, passando da una platea molto piccola a eventi sempre più numerosi. Nessun grande oratore ha esordito con i TedTalks, facendo discorsi davanti a migliaia di persone o avendo come primo pubblico il board della propria azienda al completo.

Non avere fretta, datti il tempo di adattarti e di superare le difficoltà.

Questa strategia è valida per molti scenari: non riusciamo a far valere le nostre ragioni durante la riunione commerciale del lunedì mattina, temiamo la figura del nostro capo in quanto autoritaria e poco incline all’empatia, abbiamo perso fiducia in noi stessi dopo una presentazione andata male.

Individua l’unità minima; suddividi lo spazio che ti separa dalla tua paura in tante piccole tappe e affrontale, un passo alla volta. Una volta acquisita la tecnica necessaria e la giusta consapevolezza per poter proseguire, passa allo step successivo.

Ti sembra troppo onerosa in termini di tempo? In realtà, è esattamente il contrario.

Rimanere bloccati, freezzati, rischia di avere impatti rilevanti sul nostro rendimento, al contrario, lavorare sulle nostre paure, oltre ad un innegabile beneficio per il nostro benessere psicologico, può avere impatti rilevanti sulle nostre performance e sul tempo a nostra disposizione!

4. Oltre la paura

Pensavi davvero che ti avremmo fatto andare via senza prima introdurre un nostro cavallo di battaglia?

Il nostro cervello, per quanto a volte tenda a giocarci dei sinistri tranelli, rimane sempre lo strumento più formidabile che sia attualmente presente nell’universo conosciuto. Troppo spesso lo abbiamo visto affiancato all’immagine del computer, in realtà, per quanto lo si conosca ancora poco, questo risulta essere imparagonabilmente superiore a qualsiasi macchina mai ideata dall’essere umano.

Siamo pronti ad additarlo come responsabile di tutte le nostre ansie, delle nostre paure e frustrazioni, ma non siamo altrettanto pronti a sfruttarlo a dovere per recuperare il nostro baricentro e per abbassare il volume del frenetico mondo in cui viviamo.  

Come possiamo rallentare?

Una tecnica di estrema efficacia è, senza dubbio, quella della meditazione trascendentale. Per noi, un vero e proprio valore, prima ancora che uno strumento utile nelle nostre vite.

Grazie ad essa, siamo in grado di fermarci, focalizzarci su elementi troppo spesso dati per scontato: il nostro respiro, per esempio, ma anche sensazioni corporee dimenticate, anestetizzate dalla rincorsa frenetica e senza fine di una felicità illusoria.

Ponendo l’attenzione sul nostro respiro, recuperando la consapevolezza del momento presente, possiamo calmare i nostri pensieri e ritrovare equilibrio in un momento particolarmente stressante.

Ma non è tutto.

Una pratica costante ci consente di modificare il nostro cervello. Sì, hai capito bene. Possiamo modificare la sua struttura, le dimensioni di alcune sue componenti, incidendo sulle nostre modalità di reazione agli eventi di tutti i giorni.

Ti sembra fantascienza? Questo non è che l’inizio, il meglio deve ancora venire!

Continua con noi il viaggio nel mondo della crescita personale e scoprirai come tutto questo sia possibile e realizzabile.

Bibliografia consigliata:
Dingman Marc – Le dieci stanze del cervello
Davidson Richard – La vita emotiva del cervello

Articoli citati:
https://unric.org/it/oms-covid-19-aumenta-del-25-i-casi-di-ansia-e-depressione/


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