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L’importanza dello storytelling nella creazione di un piano editoriale 

Come far breccia nel cuore della tua community grazie allo storytelling

Omero è il narratore per eccellenza, è da lui che ha inizio l’arte della narrazione, oggi conosciuta come storytelling, sviluppata e radicata nel corso dei secoli  tanto da essere messa in pratica anche in ambito digital.

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Raccontare storie è il miglior modo per trasferire conoscenze ed esperienze, per coinvolgere le persone. È anche un insieme di regole e riferimenti alla narrativa, alla tradizione popolare, alla letteratura e alla vita umana in generale.

Luisa Carrada (che non è uno dei guru di meditazione che solitamente citiamo, ma è un’abilissima copywriter da cui abbiamo tutti da imparare), in Il Mestiere di Scrivere, afferma: «Le storie sono le uniche che dalla notte dei tempi sanno unire informazioni, conoscenza, saggezza, emozioni, cura di sé e degli altri (…) Ci sono state civiltà che hanno ignorato la ruota, ma nessuna che non abbia conosciuto le storie.»

Per fare storytelling saper scrivere non basta. Occorre un approccio serio e metodo.

Allora, vediamo insieme cos’è lo storytelling, come si fa e, soprattutto, come utilizzarlo sui social per creare un piano editoriale irresistibile!

indice
  • 1. Cos’è lo storytelling

  • 2. Come si fa storytelling digitale: tecniche da mettere in pratica

  • 3. Perché lo storytelling sui social è importante

  • 4. Come si fa storytelling sui social: qualche suggerimento

  • 5. Conclusione: non essere superficiale

1. Cos’è lo storytelling

È vero, lo storytelling non è solo letteratura, ma l’esempio ci viene facile, perciò seguici. Ciascuno di noi ha almeno un autore preferito, ci sono addirittura premi e classifiche mondiali che stabiliscono l’autore migliore del momento, il più apprezzato.

Perché alcuni autori hanno più successo di altri? Perché raccontano belle storie, senza dubbio, ma queste belle storie come si differenziano dalle altre? Sono più accattivanti, sanno suscitare il tuo interesse, creano un legame con te, ti spingono ad immaginare ciò che leggi e a percepire ciò che vedi nella tua mente!

Una traduzione di storytelling è “narrare storie” e, di fatto, è qualcosa che gli esseri umani fanno praticamente da sempre e tutti i giorni perché permette di dare un senso alle esperienze quotidiane, di trasmetterle in maniera comprensibile e di fare in modo che siano memorabili attraverso due vie.

Quella delle emozioni e quella della retorica (intesa come l’arte del parlare e dello scrivere in modo efficace, come la intendevano i greci).

Lo storytelling può servire a molti scopi:

1. per vendere, sottolineando pregi e peculiarità di chi narra;

2. per trovare nuovi sostenitori (che siano elettori in campo politico o stakeholder per attività imprenditoriali);

3. per catturare l’attenzione del pubblico, stimolare un bisogno, creare una relazione di fiducia tra brand e clienti, farsi conoscere… insomma, per fare marketing;

4. per promuovere se stessi, le proprie abilità professionali (personal branding).

Sicuramente adesso ti starai chiedendo, come faccio a unire qualcosa di irrazionale come i sentimenti a qualcosa di razionale come le tecniche di scrittura e amalgamare il tutto per adattarlo ai miei obiettivi di business?

Saremo onesti, c’è bisogno di un pizzico di talento e tanta pratica per diventare dei bravi storyteller. Vogliamo però darti qualche consiglio per renderti più semplice l’apprendimento di questa “arte”!

Il primo è di sfruttare il potere della verità per raccontare una storia che sia veramente tua, che rappresenti l’identità del tuo brand e i valori aziendali. Solo così chi ti legge potrà davvero immedesimarsi, affezionarsi e sì, comprare.

Gli altri suggerimenti più tecnici li scoprirai solo se continuerai a leggere…

2. Come si fa storytelling digitale: tecniche da mettere in pratica

Innanzitutto, dobbiamo specificare che lo storytelling non è solo scrittura, ma è anche visual. Immagini, foto e video aiutano a trasmettere le proprie idee, danno la spinta alle tue parole per farle arrivare dritte al cuore degli utenti.

Bisogna trovare il giusto equilibrio. Tuttavia, senza una buona impostazione scritta, qualsiasi storia, raccontata con qualsiasi mezzo, non attrae.

Ecco, allora, che serve esercitarsi e seguire le regole che definiscono qual è una narrazione che funziona e qual è quella che coinvolge poco o per nulla!

I punti essenziali da rispettare sono:

  • fare in modo che il destinatario della storia si fidi del narratore attraverso onestà e riferimenti alla realtà di tutti i giorni;

  • aggiungere un po’ di dramma per smuovere le emozioni, la vita ha alti e bassi facilmente comprensibili e condivisibili;

  • raccontare personaggi e situazioni in cui ci si possa identificare, familiari;

  • trattenere il lettore il più possibile affinché comprenda il punto di vista del narratore e cambi la sua opinione o la confermi;

  • essere semplici, la semplicità è difficile da raggiungere ma premia sempre.

Ma c’è dell’altro.
Oltre alle regole base che abbiamo appena visto, ce ne sono alcune molto utili per sfruttare l’arte della narrazione permettendoti di raggiungere i tuoi obiettivi. In particolare una fondata sulla figura dell’ eroe. Sì, hai letto bene: l’eroe.

Nel circolo degli storyteller – di cui stai entrando a far parte – si parla di viaggio dell’eroe, ovvero la struttura per eccellenza su cui costruire, parola dopo parola, la propria storia!

L’eroe vive tranquillo la sua vita. Ha una routine e delle abitudini ben consolidate, finché un giorno non accade qualcosa di insolito, anche spaventoso, che lo costringe a prendere coscienza di sé e della situazione che lo circonda.

All’inizio rifiuta un suo coinvolgimento, non vuole rinunciare alla sua serenità, ma un personaggio più saggio (il mentore) lo rassicura e lo prepara a ciò che verrà: l’avventura oltre la soglia di casa.

Lungo il suo viaggio incontra nemici, ma soprattutto alleati. È con loro che si prepara ad affrontare la sfida più grande, addirittura la morte, pur di “salvare il mondo”. Grazie a una mossa decisiva dell’eroe, vincono e lui riceve un premio prima di tornare alla sua amata casa.

Tuttavia, non senza aver fatto dei sacrifici ed essere cambiato lungo il tragitto.

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Christopher Vogler – Il viaggio dell’eroe

Tutte le grandi storie si basano sul viaggio dell’eroe: Star Wars, Harry Potter,, Il Signore degli anelli,. giusto per citare le prime che ci sono venute in mente.

Non solo il cinema e i libri sono pieni di eroi, anche il web lo è: sono eroi diversi, a differenza degli altri, infatti, questi ultimi li si può riconoscere e ci si può riconoscere in essi.

Naturalmente sono presenti anche sui social e ora te ne spieghiamo l’importanza.

3. Perché lo storytelling sui social è importante?

Lo storytelling è una delle tecniche più popolari del digital marketing e della comunicazione in generale. È il modo più efficace per coinvolgere il tuo target, condividere informazioni e condizionare le scelte delle persone senza sembrare stucchevoli.

Quale mezzo migliore dei social per mettere in atto tutto questo? Il nirvana di chi desidera rimanere aggiornato, ma con leggerezza; di chi vuole essere intrattenuto, ma con consapevolezza!

Puoi usare le piattaforme social per raccontare il tuo brand e i tuoi prodotti/servizi in maniera dettagliata, per connetterti con altre persone e instaurare un dialogo con loro: la vera chiave del successo online e del social selling-

I social media hanno cambiato il nostro modo di vivere: condividiamo tutto o quasi delle nostre vite, a volte anche in tempo reale; condividiamo quello che accade nelle vite degli altri e, soprattutto, le storie dei brand che ci stanno più a cuore.

Questi brand altro non fanno che sfruttare lo storytelling per farci sapere che abbiamo gli stessi valori, che loro ci capiscono e possono darci ciò che vogliamo – non proprio tutto, ma quasi. Creano un legame con milioni di persone che ogni giorno aprono Facebook, Instagram, LinkedIn, YouTube, Twitter, Pinterest…

In poche parole, raggiungono obiettivi concreti attraverso le emozioni: brand awareness, purchase, lead generation, loyalty!

Oggi diciamocelo, siamo abituati e anche sospettosi verso la pubblicità spicciola. Vendere, vendere, vendere non è più un motto praticabile né redditizio alla lunga. Occorre dunque dare una nuova forma alla nostra storia…

4. Come si fa storytelling sui social: qualche suggerimento

Pubblicare sui social è un’attività che deve essere affrontata con impegno, attenzione e costanza. Non si pubblica un post qualsiasi, bensì si comunica l’immagine aziendale, l’azienda stessa. Niente improvvisazione quindi, ci vuole un piano… un piano editoriale.

Cos’è un piano editoriale? È uno strumento strategico per organizzare gli argomenti da trattare, imprescindibile per chi vuole fare content marketing e comunicare online. Si basa su un’analisi approfondita del business, del settore, dei prospect, dei canali da presidiare e del tone of voice. Infatti, deve essere stabilito prima di iniziare qualsiasi attività di pubblicazione.

Ti permette di intercettare il tuo target attraverso contenuti validi e rilevanti, oltre a semplificare e rendere gestibile il lavoro – perché ricordiamoci che l’ottimizzazione non guasta mai, specialmente quando porta dei risultati.

Per vedere nel dettaglio questo argomento, ci vorrebbe un altro articolo (promesso, lo faremo). Ma torniamo a parlare di storytelling e come è possibile integrarlo all’interno del proprio piano editoriale, e come inserirlo all’interno di ogni singolo post.

Step 1

Crea una narrazione lineare attraverso passaggi chiari, utilizza elementi visual ricorrenti e un copy efficace e riconoscibile. I tuoi contenuti devono distinguersie ovviamente essere allineati ai valori del tuo brand, o come dicono i guru del marketing customer value-oriented.

Step 2

Prendi il tuo eroe (sì, quello di prima) e fagli iniziare il suo viaggio. Il metodo più semplice per “delineare il suo itinerario” prende il nome di S-C-R. , acronimo di: situazione, complicazione e risoluzione. Sta alla tua fantasia creare situazioni, ambientazioni e aneddoti per arricchire le tre tappe del viaggio e avvicinare la figura dell’eroe al lettore. Esistono altri modelli nella letteratura accademica (es. la piramide di Freytag), che potete trovare online o in libreria per approfondire l’argomento.

DIGITALMANTRA - Blog - Modello SCR

SCR Framework

Sai per quali contenuti funziona veramente veramente bene? Per guide su come fare qualcosa o per rispondere alle domande più frequenti degli utenti, sia in formato blog sia in formato video

Step 3

Sbircia cosa fanno i migliori in questo campo. Facciamo qualche esempio di storytelling sui social…

Airbnb utilizza le esperienze per raccontare la storia del suo marchio. Aggiunge storie alle foto di clienti oppure host e le pubblica su Facebook tramite post e album. Rende ogni servizio offerto più reale e incoraggia più persone a utilizzare Airbnb. Guarda qui lo spot.

Anche Apple su Instagram condivide solo scatti dei suoi clienti. Non c’è una foto di prodotto, eppure vende a quanto ci risulta. Mentre Nike, anziché mettere in evidenza il suo logo, sceglie di dare spazio alle imprese dei suoi ambassador e dei suoi clienti che raggiungono i loro traguardi con l’aiuto della giusta attrezzatura.

DIGITALMANTRA - Blog - Storytelling e ped | Nike e Apple

Per non parlare di GoPro che su YouTube dedica uno spazio ai suoi clienti affinché carichino i loro video, girati ovviamente con GoPro.

DIGITALMANTRA - Blog - Storytelling e ped | GoPro

Abbiamo citato alcuni dei brand che meglio utilizzano l’arte dello storytellingsicuramente sarà venuto in mente anche te qualche contenuto che ti ha tenuto incollato allo schermo fino alla fine: prova a recuperarlo e ad analizzarlo. Vedrai che chi l’ha creato ha applicato le regole che ti abbiamo illustrato qui.

5. Conclusione: non essere superficiale

Ci siamo fatti prendere dalle storie! In giro per il web puoi trovare tante altre fonti di ispirazione e spiegazioni sull’uso dello storytelling e delle sue applicazioni in svariati campi.

Resta però il fatto che devi farne buon uso, in particolare, sui social media e nelle tue campagne. Ecco qualche consiglio finale:
1. devi conoscere il tuo pubblico, sapere a quali emozioni risponderà;
2. prevedi una storia lunga che si sviluppa in vari formati (testa immagini e video e utilizza quelli che funzionano meglio) per dar vita al racconto del tuo brand giorno dopo giorno;
3. non chiuderti negli schemi, tienili come saldo rifermento, ma sfrutta i vantaggi e le caratteristiche dei social per far vivere davvero le tue storie;
4. grazie anche ai nostri preziosi consigli ora sarai in grado di creare storie irresistibili, inizia subito a metterli in pratica!


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DIGITALMANTRA - Blog - Social Media Management & Content Strategy - Chi sono le buyer personas - Anteprima

Chi sono le buyer personas

Come individuare le buyer personas e come creare empatia con la tua audience.

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Per alcuni meditare è un impegno, addirittura un lavoro faticoso. Allo stesso tempo è appagante e un’attività chiarificatrice.

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Si potrebbe dire altrettanto dell’analisi delle buyer personas. Talvolta si tende a evitarla o a svolgerla in maniera superficiale perché occupa del tempo, niente di più sbagliato. Tutte le risorse investite nell’individuare le buyer personas di un business vengono ripagate ogni giorno in cui si comunica il proprio brand al mondo!

Conoscere i tuoi clienti, comprendere le loro motivazioni e i loro interessi, è la chiave per ottenere un vero vantaggio competitivo in qualsiasi mercato. Non è semplice, ma solo l’analisi delle buyer personas può dare un volto ai dati, umanizzandoli. Dare forma a una materia astratta semplifica il processo creativo e favorisce lo sviluppo di strategie personalizzate in target con la tua audience.

Cosa stiamo cercando di dirti? Facciamo un passo alla volta, ti promettiamo che alla fine di questo articolo avrai compreso come l’analisi delle buyer personas possa migliorare concretamente la tua strategia di comunicazione.

indice
  • 1. Cosa sono realmente le buyer personas: definizione

  • 2. Perché identificare le tue personas è essenziale

  • 3. Come creare le personas e con quali strumenti

  • 4. Come adattare la tua strategia – secondo i dati emersi

  • 5. Conclusione: e poi?

1. Cosa sono realmente le buyer personas: definizione

Tutti siamo la buyer persona di qualcuno, ma esattamente di cosa si tratta? Le buyer personas sono ritratti di utenti che incarnano un segmento del pubblico di riferimento di un business. Sono rappresentazioni astratte dei clienti e si basano su elementi qualitativi e quantitativi.

Ciascuno di noi, quindi, può essere il potenziale cliente di qualcuno con il quale condivide interessi e valori. Analizzare il proprio target permette di conoscere meglio i propri clienti e quelli potenziali, di individuare le loro abitudini di acquisto, i loro bisogni, e di stabilire la strategia comunicativa adatta per rivolgersi a loro.

In breve, gli step per creare le proprie buyer personas sono:

  • ipotizzare la tipologia di pubblico a cui ci si può rivolgere attraverso interviste ai clienti già acquisiti o l’osservazione dei comportamenti dei consumatori dei competitor;

  • sfruttare gli analytics per raccogliere i dati che si ritengono interessanti per la propria ricerca;

  • avvalorare le informazioni raccolte con delle ricerche di mercato attendibili per il proprio settore;

  • stilare un identikit di questi utenti che comprenda dati demografici, istruzione, posizione lavorativa, obiettivi personali e desideri, ciò che apprezza e ciò che invece detesta;

  • aggiungere quali canali utilizza per sapere come raggiungerlo e con quale contenuto, come blog, social network, podcast, banner o magazine;

  • usare un po’ di immaginazione per dare un nome a queste personas, assegnargli una frase che ne definisca la personalità, redigere una scheda che le rappresenti e nella quale inserire tutti i dati individuati negli step precedenti;

  • aggiornarle nel tempo.

La buyer persona serve a conoscere nel dettaglio il pubblico di un brand, le sue caratteristiche e i suoi valori. Di fatto, si realizza un ritratto di chi usufruirà dei servizi e dei prodotti di un determinato brand.

È un’analisi accurata, indispensabile per impostare una corretta strategia di marketing che sia più umana e anche più efficace per comprendere al meglio con chi si sta parlando e incentivare la conversazione (leggi di più sul conversational marketing).

2. Perché identificare le tue personas è essenziale

Qualsiasi business e ogni tipologia di prodotto nascono dall’osservazione del mercato, anche le iniziative di marketing iniziano con l’osservazione del contesto e dei competitor. Ogni attività deriva dalla conoscenza del pubblico di destinazione.

Le buyer personas aiutano le aziende a definire:

  • lo sviluppo del servizio e del prodotto grazie ai profili dei clienti target che rivelano ciò di cui il pubblico ha bisogno;

  • che tipo di contenuti creare per ottenere l’attenzione dei visitatori;

  • quale ciclo di vendita adottare per attirare contatti rilevanti;

  • come acquisire e fidelizzare i clienti attraverso un percorso chiaro e facile da seguire.

La definizione della persona target permette di migliorare le strategie di marketing. Dalla ricerca delle parole chiave al tono di voce da utilizzare fino ai mezzi da sfruttare per posizionare i contenuti.

I punti deboli (i cosiddetti pain points, ovvero problemi specifici che le persone possono avere in relazione a un prodotto o a un servizio), le sfide e le necessità dei potenziali clienti supportano:

  • il team di vendita nel perfezionare le loro presentazioni per evidenziare determinati aspetti del prodotto/servizio anziché altri;

  • il team di assistenza clienti nel conoscere in anticipo i problemi più comuni riscontrati dai clienti e intervenire in maniera puntuale;

  • il team di marketing nel creare uno storytelling in grado di contribuire alla definizione di un’identità di brand forte, coerente e multicanale (dal sito web, alle e-mail,ai social ecc…).

Le buyer personas servono a svelare cosa spinge i clienti a scegliere un marchio o una soluzione rispetto a un’altra e, se serve, a fargli cambiare opinione. Il marketing generalizzato, invece, non serve a niente. Tradotto: se parli a tutti allo stesso modo, non ti ascolterà nessuno!

3. Come creare le personas e con quali strumenti

Nella pratica, come fare le buyer personas? Esiste un modello nel quale, al proprio cliente, viene dato un nome e un avatar (una foto fittizia).

Dopodiché, ecco come si procede:

A. si inseriscono nel proprio template i dati demografici:
– età e sesso per indirizzare la scelta di linguaggio e stile;
– località di residenza, utile sia per le campagne pubblicitarie sia per chiarire l’ambiente in cui vive (città o campagna, centro o periferia);
– livello di istruzione e professione per valutare il lessico da usare e i temi da affrontare;
– stato di famiglia (single, in coppia, con famiglia) che definisce meglio le esigenze del target.

B. al fine di avvicinarsi al proprio pubblico e instaurare un rapporto, si analizza la psicografia (valori, punti di vista e obiettivi della persona)

C. per realizzare e offrire la soluzione adatta, si indagano i pain points e le paurerazionali o irrazionali – del target

D. per identificare il percorso che il cliente ideale solitamente compie prima di un acquisto e valutare campagne di marketing e contenuti, si risale alla comprensione di un punto fondamentale: di chi si fida? Influencer, blog, siti preferiti. E ancora, su quali piattaforme cerca più spesso delle soluzioni ai suoi bisogni? Media cartacei o digitali, social, eventi online oppure offline ecc…

E. infine, si deve capire come la persona target prende le decisioni di acquisto, ovvero a quali trigger reagisce, se compra per sé o per altri, ogni quanto lo fa e perché non lo fa

Dove si trovano tutti i dati necessari per creare le buyer personas? É molto semplice: ricerche di mercato, clienti esistenti, clienti dei competitor.

Inoltre, si possono effettuare delle interviste, proponendo agli utenti uno sconto o un regalo in cambio della collaborazione fornita. Di sicuro è utile anche richiedere un parere al team di vendita o al customer care, dato che sono a stretto contatto con i clienti e ne conoscono i ragionamenti – indagando così sulle motivazioni che li spingono a comparare dal tuo brand, o su quelle per cui decidono di acquistare da altri.

Si possono raccogliere molte informazioni da Google Analytics e dagli Insights di Facebook, se si hanno già dei canali digitali attivi. Altrimenti si può ricorrere a tool e piattaforme di analisi che offrono approfondimenti riguardo interessi, abitudini, modelli comportamentali di clienti nostri e, soprattutto, dei rivali di mercato.

4. Come adattare la tua strategia – secondo i dati emersi

Dopo tutta questa fatica, arriva il bello, è ora di utilizzare i dati raccolti e i risultati delle varie ricerche effettuate.

É necessario organizzare e unire le varie informazioni creando i personaggi a cui successivamente abbineremo azioni e contenuti in coerenza con i bisogni e con le abitudini emerse in fase di analisi, così da offrigli un’esperienza umana, fluida, piacevole e personalizzata, che li guidi attraverso il customer journey.

Sarà possibile, infatti, definire le tipologie di contenuti da proporre e gli argomenti per ogni personas individuata in ogni fase del percorso (il customer journey che abbiamo appena citato è composto da molteplici fasi, dalla lead generation fino al processo di vendita e customer care) e migliorare così la strategia di content marketing dell’azienda.

5. Conclusione: e poi?

Sapere chi è il tuo cliente ideale e conoscere le motivazioni che lo spingono ad acquistare un tuo servizio o un tuo prodotto è dunque fondamentale, qualsiasi sia la strategia di marketing che deciderai di adottare. La definizione delle tue buyer personas è dunque uno step essenziale e uno dei primi da compiere per poter agire con la giusta consapevolezza e per poter comunicare adeguatamente con il tuo pubblico.

Quindi non tirare a indovinare, adotta un approccio basato sui dati per creare dei profili che arricchiscano la tua strategia complessiva individuando con precisione il tuo target di riferimento. Ricordati anche di aggiornare le tue personas, perché niente è immutabile: né la tua azienda che potrebbe espandersi verso nuovi mercati (es. esteri), né la gamma dei tuoi prodotti che un giorno potresti ampliare – di conseguenza, nemmeno le persone a cui ti rivolgerai e i tuoi clienti saranno sempre gli stessi.

DIGITALMANTRA può occuparsi dell’individuazione delle tue buyer personas, ma soprattutto può aiutarti a definire la strategia adatta a conquistarle con contenuti efficaci e coinvolgenti! Guarda in che modo e scopri come ottenere una consulenza gratuita…


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DIGITALMANTRA - Blog - E-commerce Management - Perché avere un e-commerce - Anteprima

Perché avere un e-commerce

L’evoluzione dell’e-commerce dal 2019 a oggi

Crescita generale del +68% e del +45% solo in Italia, aumento delle transazioni del +77% e nei prossimi 10 anni le previsioni indicano che rappresenterà il 30% dell’economia mondiale.

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Stiamo dando i numeri? Sì, ma non quelli della lotteria che ci sono apparsi durante la meditazione – magari funzionasse così! Questi sono i numeri del settore e-commerce tra il 2019 e il 2020.

Il 2020 è stato un anno cruciale: a causa delle chiusure forzate che hanno coinvolto tutto il paese, molte persone hanno sperimentato per la prima volta il brivido dell’acquisto online, mentre altre hanno intensificato la frequenza dei propri ordini, integrando l’e-commerce nel proprio customer journey quotidiano (basti pensare al picco di ordini ricorrenti generati dal settore del Food & Beverage).I report basati sulle spedizioni tracciate su Qapla’, società specializzata in consulenza di marketing post spedizione, dicono che sono cresciute le vendite legate all’ambito food (+121%), wine & beverage (+116%), electronics (+115%), pet (+80%), pharmacy (+74%), fashion (+37%), cosmetics e jewelry (+26%).

Il successo degli e-commerce, però, non è dovuto solo alla pandemia: le quasi infinite possibilità di scelta, la convenienza, la velocità sono le qualità che rendono gli acquisti via web così popolari. E la crescita non è finita.

Ora apri la mente, perché in questo articolo scopriamo insieme la situazione dell’e-commerce in Italia e quali sono i trend da considerare per il tuo business online.

indice
  • 1. E-commerce in Italia

  • 2. E-Commerce 2021: un anno di numeri

  • 3. Google Ads e Social commerce: l’evoluzione delle vendite

  • 4. Conclusione: perché avere un e-commerce

1. E-commerce in Italia

Iniziamo con il chiarire che cos’è l’e-commerce: è una pratica commerciale che mette in contatto venditori e acquirenti tramite internet.

Bisogna dire che ancora oggi persiste una certa diffidenza verso i pagamenti elettronici, soprattutto quando si tratta di acquistare gioielli costosi. Un altro studio di Qapla’ ha calcolato che il 17% degli italiani preferisce pagare con contrassegno, nonostante questo metodo di pagamento aumenti il rischio di incappare in alcune problematiche ed imprevisti. Questo, comunque, non ci ferma.

A fine del 2021 l’e-commerce italiano ha registrato un aumento del 23,5% (in termine di vendite a valore) rispetto al 2020 e un volume di affarti pari a 1,8 miliardi, consolidando il trend di crescita innescato dalla pandemia.  Ciò dimostra che l’e-commerce ha ormai assunto un ruolo rilevante per l’economia italiana e ha coinvolto nella digital transformation anche piccole aziende con circa 20 mila attività che hanno aperto un canale di vendita on-line. A rivelarlo è lo studio dell’Osservatorio Digital Fmcg di Netcomm in collaborazione con NielsenIQ, secondo le cui stime per l’anno in corso la crescita sarà fra il 10 e il 15%.

2. E-Commerce 2021: un anno di numeri

Shopify, una delle più grandi piattaforme di vendita online presenti al mondo, ha redatto un rapporto globale intitolato The future of ecommerce in 2021. In questo documento vengono illustrati i nuovi trend del mercato online, come:

  • per il 63% dei consumatori la consegna del prodotto direttamente a casa è il principale vantaggio percepito nell’acquistare online;

  • il 48,8% del campione intervistato ha dichiarato che, anche dopo la pandemia, farà acquisti online con maggior frequenza;

  • i consumatori scelgono i prodotti non più in base al brand, ma selezionano categorie, sconti o prezzi vantaggiosi e in base alle recensioni.

Queste tendenze che guidano gli acquisti online delle persone e l’alta competizione nel rivolgersi agli stessi target, spingono i brand a migliorare la propria reputation e fidelizzare il consumatore. Come?

Innanzitutto, ci si deve preoccupare per la sicurezza del proprio sito. Ricorrere alla tecnologia blockchain, ovvero il registro digitale formato da una catena di pagine chiamate blocchi, aiuta a tracciare tutti i passaggi nel processo di acquisto dei prodotti, impedisce che il contenuto dei blocchi sia modificato e riduce i costi delle transazioni. Così ogni passaggio è più sicuro.

Mentre fornire metodi di pagamento flessibili è il miglior modo per fidelizzarli. Permettergli di pagare come desiderano – via mobile, rateizzando i pagamenti o pagando dopo aver ricevuto il prodotto -, significa offrigli un’esperienza d’acquisto più piacevole.

A proposito di mobile, lo shopping via telefono e/o tablet è il preferito dagli utenti (nell’ultimo semestre dell’anno, il 79% degli utenti di telefonia mobile ha effettuato un acquisto online utilizzando i propri smartphone). Ciò implica che è indispensabile avere un sito perfettamente responsive, dove la UX (user experience) viene progettata e curata nei minimi dettagli tenendo conto di questa priorità. A volte partendo proprio dalla lettura dei dati relativi all’uso dei dispositivi utilizzati dagli utenti durante la navigazione, è consigliabile, se non obbligatorio, partire dalle progettazione del sito e-commerce in versione mobile o addirittura in versione app. Si deve cercare dunque, di ottimizzare il percorso compiuto dai clienti per favorire e abbreviare il più possibile le fasi che conducono all’acquisto.

Inoltre, sempre più consumatori prestano attenzione al consumo eco-consapevole. I brand devono rispettare l’ambiente non solo per quanto riguarda i prodotti in sé, ma anche le spedizioni, che devono ridurre l’inquinamento che generano, e le confezioni, che devono essere riutilizzabili o create con materiali riciclati.
Quando facciamo shopping in un negozio fisico poi, ci piace che ci riservino uno sconto speciale. Ci fa sentire importanti e crediamo sempre di aver fatto un buon affare.
La stessa cosa accade in un negozio virtuale, il 91% dei consumatori è più propenso a fare acquisti con i marchi che forniscono offerte personalizzate. Le preferenze e l’unicità dei tuoi clienti vanno valorizzate attraverso promozioni mirate, proposte di articoli correlati o consigli utili per aggiungere prodotti al carrello, così da coinvolgerli in un’esperienza di acquisto piacevole e in linea con i loro gusti e bisogni.

3. Google Ads e Social commerce: l’evoluzione delle vendite

Proprio per l’importanza crescente dell’e-commerce e delle sue potenzialità nel panorama economico mondiale, anche i marketplaces, le piattaforme di pubblicità online e i social hanno pensato a soluzioni apposite per spingere le attività che decidono di dedicarsi alla vendita via web.

Ad esempio, Amazon investe sempre di più in advertising e i principali social – dopo aver introdotto i cataloghi e delle campagne specifiche per la vendita da catalogo, appunto – si stanno attivando per integrare metodi di pagamento direttamente all’interno delle piattaforme.

Anche Shopify ha stretto partnership importanti con Google e Pinterest:

  • il motore di ricerca permetterà agli iscritti a Shopify di integrare i loro prodotti con la rete shopping in maniera ancora più semplice attraverso campagne shopping intelligenti che mostreranno e sceglieranno i momenti della giornata e i luoghi migliori in cui mostrare i prodotti al target di riferimento;

  • il social dei Pin, invece, condivide il suo bacino di utenti (pari a 459 milioni mensili attivi in tutto il mondo) mostrando le loro abitudini e preferenze dando la possibilità, in particolare ai piccoli brand, di emergere tra le ricerche.

Le trattative B2B sono estremamente legate alle informazioni sui prodotti e alla consapevolezza che le persone hanno del brand (la cosiddetta awareness). Gli acquisti sono razionali, vengono fatte molte ricerche da parte dei potenziali clienti e spesso il ruolo degli addetti alle vendite e le loro capacità sono decisive nel processo di affiliazione e conversione.

Grazie all’automation, in particolare modo all’attivazione di strategie di funnel marketing, potrai guidare le lead condividendo in automatico contenuti mirati di valore e ottimizzati in base alle risposte degli utenti. Dunque, semplificherai il lavoro della tua forza vendite che potrà interagire con clienti potenziali sempre più consapevoli e predisposti all’acquisto.

4. Conclusione: quindi, a conti fatti, perché avere un e-commerce?

  • Suonerà scontato, ma il mondo dell’e-commerce è sempre più in crescita. È quello che abbiamo ripetuto dall’inizio di questo articolo, supportati dai dati.

  • La vendita online non esclude quella offline che, al contrario, può ottenere buoni risultati grazie al digitale.

  • Il contesto è competitivo, però, c’è margine per il tuo business con la giusta pianificazione delle attività.

DIGITALMANTRA può aiutarti a sfruttare i trend del settore e a far crescere il tuo e-commerce con soluzioni integrate e strategie mirate all’ottimizzazione delle vendite online! Non hai ancora un negozio virtuale? Non importa. Guarda tra i nostri nostri servizi e scopri cosa possiamo fare per far decollare il tuo business. Richiedi una consulenza gratuita… Clicca qui


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